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Rendita vitalizia semplice.
Corrisposta finché l’aderente rimane in vita, si estingue con la morte dello stesso.
Il numero di rate di rendita erogate dipende esclusivamente dalla sopravvivenza del aderente.
Il loro controvalore monetario complessivo potrà così essere superiore od inferiore rispetto al capitale convertito in rendita.

Esempio.
Pensionato maschio di 65 anni,
capitale trasformato in rendita: € 50.000,
ipotesi di rendita al tasso tecnico del 2,50% con rateazione annuale posticipata e di rivalutazione finanziaria annua pari al 4%.
Caso A) decesso a 77 anni
rendita pagata per 12 anni: somma totale erogata € 45.456
Caso B) decesso a 89 anni
rendita pagata per 24 anni: somma totale erogata € 92.827.

Rendita reversibile
Corrisposta finché l’aderente è in vita e, in seguito, al beneficiario indicato (reversionario) se superstite.
La rendita si estingue con il decesso di quest’ultimo.

Esempio.
Pensionato di 65 anni,
coniuge di 60 anni beneficiario della reversibilità, entrambi decedono a 85 anni:
la rendita viene erogata per 25 anni, i primi 20 al pensionato, gli ultimi 5 al coniuge

N.B. Il beneficiario della reversibilità viene designato liberamente dall’aderente al momento del pensionamento e non può essere successivamente modificato.
L’importo della rendita reversibile, di minor valore rispetto alla rendita semplice, dipende dalle caratteristiche del beneficiario (età e sesso) e dall’aliquota di reversibilità, cioè dalla parte di pensione che continuerà ad essere erogata dopo la morte del pensionato.

Rendita certa per 5 o 10 anni e successivamente vitalizia
Corrisposta, nel periodo di certezza, a prescindere dall’esistenza in vita del socio (nel caso di sua premorienza  ai beneficiari designati/eredi).
Al termine di tale periodo la rendita:

  • diventa vitalizia se il pensionato è ancora in vita
  • si estingue se il pensionato è, nel frattempo, deceduto.

Esempio.

Rendita certa per 10 anni,
pensionato di 65 anni
Caso A) decesso a 70 anni
rendita pagata per 10 anni, 5 al pensionato, 5 ai beneficiari designati/eredi
Caso B) decesso a 85 anni
rendita pagata per 20 anni al pensionato

N.B. Nel caso in cui il lavoratore scelga tale tipologia di rendita, lo stesso dovrà indicare il beneficiario dell’eventuale prestazione nel caso in cui muoia. Il beneficiario può essere modificato nel tempo.
Nel caso in cui non venga indicato alcun beneficiario saranno gli eredi a ricevere l’eventuale  prestazione.

Rendita con restituzione del capitale residuo
Corrisposta all'aderente finché in vita.
Al momento del suo decesso viene versato ai beneficiari designati/eredi il capitale residuo, anche sotto forma di pagamento periodico.
Il capitale residuo è pari alla differenza tra l’importo maturato trasformato in rendita e la somma delle rate di rendita erogate alla data del decesso

N.B. Come per le altre forme di rendita, le rate continuano ad essere corrisposte anche oltre l’ammontare del capitale trasformato in rendita, purché il socio sia in vita. In tal caso al suo decesso non vi sarà alcun capitale residuo.

Esempio.
Capitale trasformato in rendita: € 95.000
Caso A) Rate di rendita totali erogate al decesso: € 50.000
Capitale residuo: € 45.000
Caso B) Rate di rendita totali erogate al decesso: € 95.000
Capitale residuo: € 0

N.B. Nel caso in cui il lavoratore scelga tale tipologia di rendita, lo stesso dovrà indicare il beneficiario dell’eventuale prestazione nel caso in cui muoia. Il beneficiario può essere modificato nel tempo.
Nel caso in cui non venga indicato alcun beneficiario saranno gli eredi a ricevere l’eventuale  prestazione.

Rendita con raddoppio dell’importo in caso di perdita dell’autosufficienza
Corrisposta all'aderente finché è in vita, prevede il raddoppio dell’importo erogato in caso di perdita dell’autosufficienza.

Esempio.
Pensionato di 65 anni,
caso A) perdita dell’autosufficienza a 80 anni, decesso ad 85 anni:
rendita erogata per 20 anni, gli ultimi 5 con importo raddoppiato
caso B) nessuna perdita di autosufficienza, decesso ad 85 anni: rendita erogata per 25 anni senza maggiorazione.

N.B. La perdita di autosufficienza dell’Assicurato principale in modo presumibilmente permanente avviene quando l’Assicurato è incapace di svolgere gli “atti elementari della vita quotidiana” di seguito riportati  e per  il cui svolgimento necessita di assistenza da parte di un’altra persona:

  1. farsi il bagno o la doccia
  2. vestirsi e svestirsi
  3. igiene del corpo
  4. mobilità
  5. continenza
  6. bere e mangiare

Per ciascuno degli atti sopra indicati sono previsti tre diversi gradi di autonomia ai quali sono associati dei punteggi; la perdita di autosufficienza, ai fini dell’attribuzione del diritto a ricevere la prestazione assicurata, viene riconosciuta quando si raggiungono i 40 punti.  

Modalità e criteri di presentazione della richiesta di raddoppio della Rendita LTC

Tabella con causali/punteggi per la perdita di autosufficienza

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